martedì 11 giugno 2013

COME EDUCARE UN CUCCIOLO DI CANE

Il modo di addestrare un cane può variare a seconda del modo di vivere del padrone, dall'ambiente in cui viene tenuto e dell'indole della razza, pero' ci sono delle regole fondamentali comuni per tutti i padroni e per tutte le razze. E' importante anzitutto riuscire a comunicare con lui; questo significa capire il suo modo di esprimersi e farsi intendere dall'animale stesso. Il cane si esprime con la mimica facciale: con la testa, le orecchie, gli occhi e la bocca comunica le sue sensazioni agli uomini.
L'animale manifesta le proprie emozioni anche con la postura del corpo, attraverso la posizione della coda e delle zampe. Infine il cane comunica mediante guaiti, uggiolii oppure abbaiando e ringhiando. E' importante sapere che se il rapporto è ben gestito, in cane non è solo un amico ma anche un sollievo dallo stress per tutti noi, a prescindere dall'età. Dobbiamo stare attenti, però, perchè il suo modo di aiutarci a combattere lo stress deve sempre essere positivo per entrambi.
L'uomo comunica con il proprio cane con le parole, la mimica facciale e la postura del corpo. I tre segnali, emessi contemporaneamente, devono combaciare; il cane, infatti, non distingue le parole almeno all'inizio, e presta maggiore attenzione ai gesti e può prendere come un rimprovero un apprezzamento fatto con modi bruschi. Anche la postura del corpo ha significati particolari per il cane: il padrone impartisce ordini in piedi ed invita al gioco se è accovacciato. Educare un cane significa insegnargli a convivere con il padrone senza creare disagi e a stare con le altre persone e gli altri animali, anche di specie diverse dalla sua.

L'EDUCAZIONE

L'educazione comincia da cucciolo e da adulto può diventare addestramento. Un cane educato è un cane più felice, ed anche il suo conduttore. Poter godere a pieno del tempo con il nostro cane è fondamentale per vivere bene con il nostro fedele amico.
Teniamo presente che si può cominciare ad educare il cane fin da piccolo: un cucciolo di soli due mesi

 è molto ricettivo ed è già in grado di apprendere i principi basilari. E’ importante che l'educazione inizi non appena il nuovo ospite giunge a casa e che sia impartita in prospettiva del cane che si vuole avere da adulto.

LA GERARCHIA

Il cane per istinto cerca nel suo nucleo, sia animale che umano, un capo del branco: il padrone deve affermarsi come tale ed il cane, riconosciuta la sua autorità, sarà disposto ad accettare gli ordini da lui impartiti. La posizione dominante del padrone deve essere riconoscibile da alcuni comportamenti, come il precedere l'animale nell'attraversare le porte, mangiare prima di lui e scegliere i posti della casa dove il cane può stare; è importante anche non subire le iniziative del cane siano esse di gioco o di altro genere. Se non si seguono queste norme basilari , il cane una volta cresciuto, si sentira' il capobranco dell'intera cominita' in cui vive con i relativi problemi che questo comporta.
Nella società degli umani, il cane che assume il ruolo di capo branco all'interno della famiglia, non si sente responsabile nei confronti del padrone, ma al posto o in alternativa al padrone. Questi atteggiamenti vanno assolutamente repressi per evitare che il cane senta il dovere di assumersi responsabilità che non sarebbe in grado di affrontare. A questo scopo, dobbiamo stabilire se il nostro cane ha intenzione di diventare il nostro capo branco e, immediatamente dopo, dissuaderlo senza offendere la sua dignità di dominante conservando a pieno la sua stima e amicizia.

COME SI CAPISCE SE UN CANE HA UN ATTEGGIAMENTO DI DOMINANZA

Gli atteggiamenti piu' frequenti sono:
-saltare addosso per ribadire la propria superiorità. Va ricordato che l'atteggiamento di poggiare gli arti anteriori sulla groppa del contendente, ha il significato di sottometterlo.
-mancanza di risposte ai comandi del padrone; non si è mai visto un dominante che ubbidisca ai comandi di un subalterno.
-rifiutare il richiamo; anche allontanandoci da lui, simulando il suo abbandono, non è propenso a tornare ma a rimanere isolato.
-giocare violentemente per dimostrare la propria forza, cercando di vincere ogni volta e potando via l'oggetto conteso
-proporre spesso il gioco al fine di dimostrare la propria forza
-giocare anche da solo esibendosi al fine di dimostrare la sua prestanza, senza accettare la partecipazione di nessuno
-scrollare l'oggetto che tiene tra le fauci, simulando l'uccisione della preda
-abbaiare insistentemente per ottenere attenzioni o comunque pretendere qualcosa di cui ritiene averne diritto
-guaire per ottenere facendo leva sulle debolezze del padrone.
-grattare le porte per farsi aprire al fine di evitare l'isolamento dal gruppo.
-aggressività nei confronti degli altri animali della famiglia; lo scopo è di ribadire in continuazione la sua autorità
-sottomissione degli altri animali della famiglia; il capo deve essere uno solo e quindi è importante contrastare ogni velleità da parte dei sottomessi
-aggressività nei confronti di estranei che vengono sempre considerati degli intrusi e quindi dei potenziali aggressori
-intromettersi tra il padrone ed estranei sconosciuti. L'espressione non è gelosia, come intesa da noi umani, ma difesa di qualcosa o di qualcuno considerato di sua proprietà
-precedere il padrone nell'entrare in ambienti nuovi; tutti coloro che sono considerati a lui inferiori, devono sempre seguire
-precedere il padrone nello svoltare gli angoli delle strade
-proteggere il padrone da tutto e da tutti, come difesa della proprietà
-nervosismo in ambienti sconosciuti in quanto si sente investito dell'autorità del capo branco, incaricato di difendere il gruppo
-indipendenza sociale; un vero capo non ha bisogno di nessuno

IMPARARE GIOCANDO

Se s'insegnano i comandi fondamentali e le regole principali attraverso il gioco il cane le apprenderà più velocemente. Non bisogna forzare l'animale ma cercare di educarlo quando è disponibile; il gioco aiuta molto perché fa in modo che il cane apprenda senza che questo diventi per lui una sorta di lavoro. Il principio della ricompensa e della punizione è alla base dell'educazione del cane. Sia la ricompensa
che la punizione hanno un senso se impartite nell’immediatezza dell’azione dell'animale, altrimenti quest’ultimo non assocerà quello che ha fatto a quello che ha ricevuto. E' consigliabile mantenere una certa costanza nei premi come nelle punizioni e fare in modo che una stessa azione sia lodata o condannata in ogni momento da chi è responsabile dell'educazione.

L'USO DEL GUINZAGLIO PER UN CUCCIOLO

Il guinzaglio non deve essere un elemento costrittivo ma solo un accessorio di sicurezza, lasciamo che il cucciolo si abitui gradualmente ad esso non tiriamolo da tutte le parti ma al contrario assecondiamo la sua iniziativa con molta calma, sollecitiamo il cucciolo a seguirci con un giochino o un bocconcino.
Fermiamoci spesso ad accarezzare il cucciolo confermandogli che è divertente uscire con noi.
Una volta che avrà preso confidenza allora decideremo noi dove andare, sempre però con molta dolcezza e molta interazione con lui. Teniamo presente che il guinzaglio é il mezzo di cui l'uomo si serve per portare a passeggio il cane, per addestrarlo e per educarlo, ma molto spesso, purtroppo, anche per punirlo.

Tutto ciò é assolutamente negativo perché il guinzaglio non deve mai essere riconosciuto dal cane come un mezzo di coercizione. Molti, invece, commettono questo errore e ciò non ha affatto una importanza relativa perché con il passare del tempo preclude l'instaurarsi di un corretto rapporto fra educatore e cane. Nel cucciolo, come nell'adulto la punizione inflitta con il guinzaglio determina un trauma cui consegue un comportamento di sottomissione nei confronti dell'uomo nei cui confronti il cucciolo perde la fiducia. In precedenza abbiamo detto che una buona socializzazione rafforza un carattere, il trauma del guinzaglio, se il cane lo riconosce come un mezzo di coercizione precluderà quel giusto rapporto che stiamo cercando di instaurare con il nostro piccolo compagno. Quando questo si verifica in un cucciolo il danno sarà maggiore che in un soggetto adulto; nel soggetto adulto in parte si può rimediare, ma nel cucciolo tutto diventa più difficile.
Il guinzaglio dovrà essere uno strumento che il cane riconosce come un oggetto piacevole.
Sono poche le cose che un educatore deve osservare per ottenere che il proprio cane riconosca nel guinzaglio uno strumento che gli da piacere e gioia; questo il cucciolo lo dimostra quando lo accetta di buon grado nel momento in cui ci accingiamo a portarlo a passeggio, quando viene liberato dal suo recinto per trascorrere qualche momento di gioco con lui. Evitare dunque qualunque forma coercitiva nei confronti del cucciolo o del cane adulto usando il guinzaglio; la sola minaccia con questo mezzo potrebbe causare danni gravissimi sulla psiche, anche se non viene picchiato.

IL CANE HA UNA GRANDE MEMORIA

Non bisogna mai sottovalutare che il cane é dotato di una ferrea memoria; di questa memoria l'educatore può e deve farne buon uso. Quando un cucciolo entra a far parte di una nuova famiglia, con l'aiuto del suo educatore deve impiegare la sua forte memoria per costruire un codice di apprendimento e comunicazione. Un buon educatore dovrà porre attenzione a non consentire che il cucciolo memorizzi situazioni indesiderate, ma sfrutterà la dote naturale dell'animale per sottoporgli e fargli memorizzare situazioni gradite ed utili ai fini della sua educazione.

Se usiamo il guinzaglio tutte le volte che portiamo a passeggio il nostro cucciolo, o comunque fuori di casa o del suo recinto, oppure l'uso di questo strumento avviene già nella fase educativa quando il piccolo viene accompagnato all'esterno per soddisfare i propri bisogni fisiologici, e se abbiamo cura di riporre il guinzaglio sempre nello stesso posto (se in un cassetto sempre in quello, se appeso ad un chiodo, il chiodo sia sempre lo stesso), allora il cane molto in fretta assocerà l'uso del guinzaglio al soddisfacimento dei propri bisogni fisiologici, al piacere della passeggiata e del gioco. La sua memoria lo aiuterà a ricordare dove questo strumento viene riposto dal suo educatore e, con il passare del tempo, il cane in caso di necessità ci farà capire, dirigendosi verso il guinzaglio, che ha impellente bisogno di uscire. Questo, che sembra un gioco, é una corretta forma di educazione che, senza alcuna fatica, eserciteremo nei suoi confronti.
Tutto ciò dovrà essere fatto dopo che il cucciolo abbia familiarizzato ed accettato di buon grado il guinzaglio; una volta in casa faremo in modo che il cane veda dove il guinzaglio viene riposto, così come faremo quando il cane deve uscire per essere accompagnato per la passeggiata. Saranno sufficienti poche volte perché il cane, in caso di un bisogno straordinario rispetto alle sue abitudini, ci faccia capire che vuole uscire e tutto questo lo imparerà senza ricorrere a particolari insegnamenti.

I RIMPROVERI AL CANE

La socievolezza di un cane é strettamente condizionata dalla esperienza del cucciolo nel terzo mese di vita; se durante questo periodo venisse a mancare il contatto con l'uomo il cane rimarrebbe per sempre poco socievole nei suoi confronti e molto difficilmente potrà instaurare con lui quel corretto rapporto che é premessa indispensabile per ottenere risultati positivi nell'addestramento. In tutte le sue
espressioni di gioco il cucciolo ha bisogno di una costante prova di fiducia da parte del suo compagno: se saremo in grado di dimostrargliela e confermargliela tutto procederà bene sia nella formazione del carattere sia per l'instaurazione di un giusto e corretto rapporto. Il cane non tradirà mai il branco, composto da lui e dal suo educatore con il quale collaborerà in buona armonia, come un suo pari razza.
Se viene picchiato il cane perde la fiducia nel suo conduttore. Quando un cane viene picchiato alle percosse si uniscono normalmente imprecazioni o comunque espressioni vocali irritate o alterate, ma non sono le imprecazioni che il cane ricorda e collega con l'azione , bensì il tono alterato della voce unito al dolore. Più ancora del dolore quello che il cane difficilmente dimenticherà è il gesto minaccioso del conduttore. Quel gesto genera una "umiliazione" che può anche deviare un carattere in formazione. Per questo porre in essere atteggiamenti come quelli ora descritti, che opprimono un soggetto nel momento più delicato della sua vita, quello della sua formazione, non é certo il comportamento del cinofilo che si definisce tale. Spesso siamo noi umani ad essere meno intelligenti del nostro amico a 4 zampe. Il cane va rimproverato sempre con maniere decise ma indolori.

Il perdono ha lo stesso valore del rimprovero nell’ambito dell’educazione del cane. La sicurezza di essere inserito in un “branco/famiglia” che vive secondo regole precise, dove esiste qualcuno che, in maniera equilibrata e ferma, le fa rispettare, è fondamentale per mettere l’individuo cane nella condizione di sviluppare in maniera altrettanto equilibrata e armoniosa il suo rapporto con la società umana.Ad un rimprovero deve sempre seguire un perdono perché il gruppo basa la sua forza sulla coesione dei suoi elementi, pochi o tanti che siano. Ogni membro del gruppo deve avere una sua giusta collocazione, tale da permettergli di collaborare con gli altri.Con il perdono si chiude il cerchio apertosi con il rimprovero, se tutto si è svolto in maniera adeguata, il “colpevole” avrà capito l’errore, avrà capito la “punizione” e avrà capito il “perdono” poiché avrete usato “ la sua lingua” nello svolgere un compito che è prerogativa di chi ha la responsabilità del “branco”.





lunedì 10 giugno 2013

IL CASTELLO DI SONCINO



Il Castello di Soncino, situato a Soncino, in Lombardia, è uno dei più tipici castelli lombardi dell'area del cremonese, eretto a partire dal X secolo ed avente un ruolo fondamentale nella difesa dell'area sino al Cinquecento.

DALLE ORIGINI FINO AL QUATTROCENTO

Le origini della rocca risalgono al X secolo quando venne realizzato un primo cerchio di mura attorno ad una primitiva struttura difensiva per contrastare la calata degli Ungeri. Nel Duecento il castello venne assediato diverse volte sia dai milanesi che dai bresciani alleati e altrettante volte ricostruito sino al 1283 quando il comune di Soncino deciderà la costruzione di una nuova rocca. Nel 1312 il castello viene occupato da
i cremonesi e nel 1391 i milanesi lo utilizzano per la loro guerra contro i veneziani, il che portò dal 1426 a nuovi rafforzamenti sul cerchio esterno di mura.



LA COSTRUZIONE DELLA ROCCA

Quando la pace di Lodi del 1454 stabilì definitivamente i confini tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, Soncino e la rocca passarono a quest'ultima entità territoriale.
Fu in quest'occasione che Francesco Sforza fece rafforzare le mura attorno al castello e la rocca stessa, che fu oggetto di richiesta di costruzione nel 1468 per desiderio dei soncinesi con lettera richiesta al duca, anche se quest'ultimo preferì erigervi solo un nuovo torrione dalla caratteristica forma circolare. Opere significative di manutenzione vennero poi intraprese dal 1471 ad opera di Benedetto Ferrini e Danese Maineri, ingegneri responsabili delle fortezze di Soncino e Romanengo, i quali dal 1473 iniziarono anche i lavori per la costruzione della rocca, sotto la direzione di Bartolomeo Gadio. Dal 1499 la rocca passò ai veneziani ai quali rimase sino al 1509 per poi passare ai francesi e nuovamente agli Sforza. Dal 1535, il ducato di Milano diverrà proprietà degli spagnoli e con esso anche il castello di Soncino.

IL PASSAGGIO AI NOBILI STAMPA

Nel 1536 l'imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero elevò Soncino a marchesato e lo passò in feudo alla famiglia milanese degli Stampa che lo trasformarono nei secoli successivi sempre più in una residenza e non in un fortilizio militare.
Fu sotto gli Stampa che vennero chiamati i pittori del calibro di Bernardino Gatti e Vincenzo Campi a decorare alcune sale interne del castello, oltre alla cappella che vi venne eretta.
Nel 1876 Massimiliano Stampa, ultimo marchese di Soncino, cedette per testamento il castello al comune il quale dal 1883, con l'ausilio di Luca Beltrami, iniziò i lavori di restauro al fine di portare la rocca al suo originario splendore, terminando il tutto nel 1895.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO

Il castello di Soncino è posto in posizione strategica nei pressi dell'abitato, anche se i quattro secoli nei quali è stato usato perlopiù come abitazione l'hanno di molto armonizzato a partire dal suo ingresso che dall'Ottocento si trova inserito in una piazza.
Il portale del castello, un tempo reso accessibile da un ponte levatoio in legno, è stato sostituito dalla fine dell'Ottocento con un rivellino, dà accesso ad una prima corte utilizzata per il movimento delle
 truppe e pertanto dotata di scale che consentono di avere accesso agli spalti delle mura esterne. L'accesso alla rocca era permesso attraverso due diversi ponti levatoi, uno carrabile e l'altro pedonale. Passato anche il secondo ingresso si giunge al cortile vero e proprio del castello, al centro del quale si trovava un pozzo per garantire il rifornimento d'acqua in caso di assedio e sempre da questo cortile si ha l'accesso alle segrete dei sotterranei.
Tra le torri più rilevanti del complesso (quattro in tutto), vi è indubbiamente la Torre del castellano, così chiamata perché un tempo era la residenza ufficiale del governatore della fortezza e come tale essa poteva essere isolata a sua volta dal resto del complesso in caso di attacco. Essa era collegata al suo interno direttamente con i sotterranei e da qui, attraverso un passaggio segreto, si poteva giungere al fossato e quindi fuggire verso le campagne circostanti. È questa una delle aree decorate in maniera rinascimentale con affreschi e camini a cappa piramidale.


IL CORTILE INTERNO DEL CASTELLO

La Torre sud-orientale, dal XVI secolo, accoglie la cappella del palazzo che venne realizzata come si è detto sotto i marchesi Stampa. Qui si possono ammirare ancora oggi tracce di affreschi di cui il più antico di essi (risalente alla fine del XV secolo), raffigura la Madonna con il Bambino. Sempre qui si trova anche un frammento di affresco rappresentante il leone di San Marco dipinto a ricordo della breve dominazione veneziana della rocca. Opera di rilievo è anche un affresco anonimo rappresentante lo stemma del ducato di Milano affiancato da torce e secchi d'acqua, a simboleggiare il motto personale di Francesco Sforza, "Accendo e spengo" unitamente ad altre imprese araldiche. Il soffitto è decorato con un motivo a pergolato come nel castello sforzesco di Milano.
La Torre circolare è l'unica ad avere questa caratteristica forma e presenta al livello dei camminamenti una sala rotonda con calotta circolare al centro della quale si trova un pilastro a forma di cilindro che conduce sul tetto del baluardo, di forma conica e di molto sopraelevato rispetto alle altre torri, di modo che l'area potesse essere usata come torre d'avvistamento. Questa torre, eretta nel Cinquecento, presenta molte tracce ad affresco di stemmi e di una crocifissione oggi in forte stato di degrado. La presenza di questo particolare affresco fa pensare che qui un tempo fosse posta la cappella che, a seguito delle trasformazioni volute dai marchesi Stampa, venne trasferita in un'altra torre.



venerdì 7 giugno 2013

ADOZIONE A DISTANZA

L’adozione a distanza è spesso considerato come un aiuto verso bambini lontani, ma è anche un modo per migliorare la società in cui vivono.
Crescendo con tutte le cure necessarie e una buona istruzione, i bambini dei paesi poveri possono diventare adulti in grado di migliorare la loro comunità, rimanendo a contatto con la cultura di origine.

DIVERSI  TIPI DI ADOZIONE

Se il concetto che sta alla base di “adozione a distanza” e “sostegno a distanza” rimane lo stesso, la differenza dei diversi tipi di adozione a distanza è negli aiuti concreti attivati dalle varie associazioni.

(Non è possibile elencare tutte le varie tipologie di SaD, in quanto ogni associazione ha la propria modalità per sviluppare questa azione di solidarietà. Ci sono sostegni che si rivolgono direttamente ad un solo beneficiario, altri invece coinvolgono la famiglia, il villaggio, l’ospedale, la scuola, l’orfanotrofio o l’intera comunità in cui vivono i bambini)
Di norma le associazioni che promuovono il sostegno a distanza sono presenti nei Paesi in via di sviluppo; tuttavia esistono organizzazioni che promuovono il Sostegno a Distanza anche in Italia a favore di minori in difficoltà

ALCUNE TIPOLOGIE DI SOSTEGNO A DISTANZA SONO:
-Il sostegno di un bambino (esempio: accoglienza completa del bimbo nelle strutture dell’associazione)
-Il sostegno di una famiglia intera (esempio: fornitura di cibo e vestiti per tutta la famiglia)
-Il sostegno di una comunità più o meno estesa (esempio: pagamento delle rette scolastiche e gestione della scuola di una città)

LE DONAZIONI
Il costo dell’adozione a distanza può variare da associazione ad associazione, ma solitamente puoi decidere con quale frequenza fare i versamenti (mensile, semestrale, annuale, ecc.). Molte persone preferiscono fare donazioni annuali, per non rischiare di dimenticare l’impegno, mentre altre preferiscono donare ogni mese, per suddividere la spesa nel tempo.
Le tue donazioni vengono raccolte dall'associazione con cui hai attivato la tua adozione a distanza, per poi essere trasferite ai propri destinatari. Questo procedimento serve ad avere una migliore gestione e controllo delle donazioni al fine di garantire la destinazione dei fondi anche in Paesi dove i sistemi bancari e postali non sono sempre affidabili.

COME ESSERE SICURI CHE LE TUE DONAZIONI ARRIVINO VERAMENTE AL BAMBINO?

In molti casi è possibile andare a trovare di persona il bambino (magari durante una tua vacanza), in modo da toccare con mano il risultato del tuo aiuto. Se non ti è possibile viaggiare, puoi fare affidamento sulle lettere inviate e ricevute, che hanno in genere informazioni riguardo il piccolo e le attività svolte.
L’associazione con cui hai attivato il sostegno, nella maggior parte dei casi, ti fornirà degli aggiornamenti sull'adozione a distanza  con cui seguire lo sviluppo e i miglioramenti del bambino o del progetto nel tempo. 
Ricorda che l’adozione a distanza non ha alcun vincolo giuridico e ti sarà possibile sospendere la tua adozione in ogni momento, con l’unica attenzione di avvisare in tempo l’associazione, per fare in modo che possano trovare un altro sostenitore per quel bambino o per quel progetto.






IL CARATTERE E LA PERSONALITA'

Il carattere e la personalità delineano le caratteristiche psicologiche di una persona.
La personalità è l'insieme degli aspetti esterni ed interni di un soggetto che ne definiscono l'unicità. Essa include tutti gli aspetti comportamentali che racchiudono il rapporto con gli altri e la sfera interna del proprio io.
La personalità viene manifestata in parte nei rapporti con gli altri tramite il carattere.
Una persona può essere cattiva ma dotata di uno splendido carattere, manifestando per esempio una falsa gentilezza o un ottimo autocontrollo, oppure può avere un pessimo carattere ma essere di animo nobile.
Ogni individuo, tramite i suoi atteggiamenti, invia dei segnali a chi gli sta davanti, il quale, recependoli, esprimerà un giudizio, un'opinione o delle semplici informazioni.
Non sempre si può conoscere con certezza il carattere e la personalità di un soggetto in quanto chiunque potrebbe fingere un modo di essere adeguandolo alle circostanze. Chi si comporta così viene etichettato come persona con la doppia (o tripla) faccia.

3 FATTORI DELLA PERSONALITA' DI UN ESSERE UMANO

La personalità di un uomo o di una donna viene descritta da tre fattori: il grado di evoluzione etico, i modi di fare e il tipo di carattere.
Il primo aspetto tiene conto di quanto una persona include, rispetto ad un'altra, aspetti che inducono il raggiungimento di un benessere universale.
Una civiltà evoluta assicura il maggior benessere a tutti i suoi abitanti. Per raggiungere questo equilibrio, gli stessi abitanti devono avere un elevato grado si sviluppo. Una personalità violenta ed egoista ad esempio è incompatibile con il progresso dell'umanità. Se maggior parte di noi fosse così si ritornerebbe nel Medioevo!
I modi di fare invece delineano gli atteggiamenti verso l'ambiente circostante, come risposta a determinati stimoli e come volontà diretta. Rientrano in questo campo tutti i particolari atteggiamenti che caratterizzano una persona.
Infine, il carattere definisce il modo con cui una persona si interfaccia al mondo esterno.

1-CARATTERE ESTROVERSO ED INTROVERSO

Il carattere può essere esteroverso o introverso.
Il carattere estroverso è proprio di un individuo aperto verso gli altri, che dialoga con disinvoltura e trae piacere a confrontarsi con gli altri su molti argomenti.
Chi è introverso invece chiude dentro di sé i propri pensieri e le proprie preoccupazioni, evitando gli approcci o i contatti con il mondo esterno.
Ogni persona può manifestare in occasioni diverse, un certo carattere. Un individuo che in famiglia si rivela molto introverso può essere al di fuori di essa, un'altra persona. Un ragazzo potrebbe parlare poco in famiglia per evitare discussioni con i genitori, se sono autoritari con una mente chiusa e poco elastica.
Il carattere viene anche modificato dalle circostanze: i periodi di depressione tendono a chiuderlo mentre i momenti di gioia e felicità al contrario provocano solitamente una maggiore estroversione.

2-CARATTERE FORTE E DEBOLE

Una persona può avere un carattere forte o un carattere debole.
Il carattere forte rappresenta un modo di esporsi fermo e ancorato alle proprie convinzioni, poco propenso a lasciarsi condizionare dagli stimoli esterni.
Chi lo manifesta replica in modo diretto a chi lo offende o lo controbatte. Non si lascia intimorire e possiede una forte sicurezza interiore, nelle idee e nelle convinzioni. Un carattere forte è sinonimo di sicurezza di sé stessi.
Un carattere debole invece appartiene a chi non sa ribattere chi lo contraria e a chi non è in grado di far valere le proprie idee in una conversazione.

3-PERSONALITA' FORTE E DEBOLE

La personalità forte rappresenta l'estensione del carattere forte alla sfera totale dell'io.
Chi è forte nella sua personalità ha un io interiore che, anche se soggetto a ostacoli o abbattimenti, scansa o supera ogni difficoltà che incontra sul suo cammino. Non si abbatte mai ed è determinato a raggiungere i suoi obiettivi.
Chi è forte dentro sé ragiona in totale autonimia, senza condizionamenti degli altri. Prima di mettere in pratica un consiglio altrui, lo filtra con la propria testa e poi decide se seguirlo o meno.
Una debole invece tenderà a lasciarsi trasportare dalle opinioni degli altri, dimostrando di essere incapace ad agire da sé.
Ciascuno di noi dovrebbe avere una personalità forte, posseduta da uno spirito combattivo ed al tempo stesso pacato e tranquillo, che emana positività e capace di superare ogni difficoltà della vita.
Ogni errore è un pretesto per migliorare, per abbattere i propri limiti e giungere alla meta che si ha sempre desiderato.

giovedì 6 giugno 2013

LO SAPEVATE CHE?

-Il liquido contenuto nelle noci di cocco acerbe può essere impiegato come sostituto per il plasma sanguigno.
-È impossibile piegare a metà per più di 7 volte qualsiasi pezzo di carta.
-Il 35% di quelli che mettono annunci personali per incontri, è già sposato/a.
-Le farfalle sentono il gusto con i piedi
-L'allarme antifurto fu inventato da un danese, ma gli fu rubato?
-Lo sapevate che negli Stati Uniti il maggior numeri di incidenti stradali è dovuto al rovesciamento del bicchiere del caffè lungo da parte del conducente?
-Lo sapevate che un più fans di Bruce Lee si è rovinato l'esistenza per far volteggiare il nunchaku come il suo mito?
-Lo sapevate che il tempo di cottura sulle confezioni della pasta non e' mai corretto
-Camminare per almeno tre ore e mezza alla settimana riduce nelle donne il rischio di avere un ictus
-Gli scatti di rabbia aumentano il rischio infarto, fino anche a quadruplicarlo se la rabbia porta a- perdere il controllo
-E' impossibile leccarvi il gomito
-Un coccodrillo non può tirare fuori la lingua
-Se starnutite troppo forte, potreste rompervi una costola
-Se tentate di trattenere uno starnuto, potrete causarvi la rottura di una vena nel cervello o nella nuca, e potreste morire
-Nella durata media di una vita, una persona che dorme ingoierà 10 ragni e 70 insetti.
111.111.111 moltiplicato per 111.111.111 risulta 12.345.678.987.6.54321
-L’orgasmo di un maiale dura 30 minuti. Nella mia prossima vita voglio essere un maiale! :)
-Esseri umani e delfini sono le uniche specie che praticano il sesso per trarne piacere. (Forse è per questo che Flipper sorride sempre? E i maiali godono per 30 minuti?? Non mi sembra giusto!!)
-La formica può sollevare pesi pari a 50 volte quello del suo corpo, e spingere oggetti 30 volte più pesanti di lei e cade sempre sul fianco destro quando è inebriata.
-L'80% di chi legge questo post ha provato a leccarsi il gomito :D




QUANDO L'ESTATE METTE A RISCHIO GLI ANZIANI

Con l’invecchiamento tutti i meccanismi di autoregolazione dell’organismo tendono a ridursi. Si riducono il senso della fame e della sete e si riducono i meccanismi del centro termo-regolatore del nostro cervello. Per questo motivo è molto comune tra gli anziani (sopra i 75 anni) e i molto anziani (sopra gli 85 anni) una difficoltà di adattamento al caldo e agli sbalzi termici. Ciò avviene perché, riducendosi lo stimolo della sete, aumenta il rischio di disidratazione e perché in età avanzata l’adattamento alle calde temperature attraverso i normali processi di raffreddamento corporeo è più difficoltoso e stressante per l’organismo. Inoltre la dilatazione dei vasi sanguigni periferici che deriva dalla reazione dell’organismo all'aumento della temperatura esterna può comportare negli anziani problemi a carico dell’apparato cardiovascolare. Ciò è vero soprattutto negli anziani “fragili”, più esposti ai rischi del caldo.”

CHI SONO GLI ANZIANI FRAGILI?

Sono gli anziani a grave rischio di perdita di autonomia: con un grado intermedio di disabilità, oppure
 affetti da deperimento organico o da più malattie croniche, con l’assunzione di più farmaci, costretti a un letto oppure “istituzionalizzati”, ospitati cioè negli istituti di ricovero. Sono anziani fragili anche quelli che versano in condizioni economiche disagiate, che non possono ad esempio permettersi una villeggiatura in luoghi più freschi d’estate. Questi anziani che, di solito, sono anche i più freddolosi tendono inoltre a vestirsi “a strati” anche nella calda stagione, creando un isolamento termico che va comunque scoraggiato.

PERCHE' IL RAFFREDDAMENTO CORPOREO NEGLI ANZIANI E' PIU' DIFFICOLTOSO?

La normale risposta dell’organismo all'innalzamento della temperatura esterna avviene in tre modi fondamentali. Il primo, di cui abbiamo già parlato, è la “vasodilatazione periferica”, che aumenta il flusso sanguigno a livello cutaneo con dispersione di calore. Poi c’è la sudorazione, con il conseguente raffreddamento della cute. Infine c’è l’aumento della frequenza respiratoria, con dispersione di vapore acqueo che disperde a sua volta il calore interno. Quando questi meccanismi, soprattutto negli anziani, sono inefficienti o insufficienti l’eccesso di calore provoca effetti dannosi che possono essere diretti o indiretti.

QUALI SONO GLI EFFETTI DIRETTI?

Il primo effetto è la disidratazione. I sintomi fondamentali sono rappresentati da stanchezza, sonnolenza, irritabilità, confusione mentale e sete intensa. E ancora bassa pressione arteriosa, riduzione dell’elasticità della cute, secchezza delle mucose e una forte riduzione della quantità di urine. Talvolta può associarsi anche la febbre. Gli altri effetti diretti sono il colpo di sole, il colpo di calore, il collasso e i crampi da calore.

CHE DIFFERENZA C'E' TRA IL COLPO DI SOLE E COLPO DI CALORE?

Il colpo di sole, o insolazione, è l’evenienza più grave ma fortunatamente anche più rara. E’ causato dal notevole aumento della temperatura corporea per l’insufficienza dei meccanismi “termoregolatori” con il sovraccarico funzionale delle ghiandole sudoripare che regolano l’emissione del sudore. Si manifesta per l’esposizione prolungata alle radiazioni solari, soprattutto nelle giornate estive molto calde con calma di vento e radiazione solare intensa. I sintomi sono un improvviso malessere generale, difficoltà nel respiro, mal di testa, nausea e sensazione di vertigine fino a una possibile perdita di conoscenza. La temperatura corporea aumenta rapidamente fino anche a 40-41°C, altrettanto velocemente diminuisce la pressione arteriosa e la pelle appare secca e arrossata perché cessa la sudorazione.
Il colpo di calore è più graduale, si manifesta cioè con un’ampia gradazione di segni e sintomi a seconda della gravità della condizione. I primi segni del danno da calore risultano da una combinazione di debolezza, nausea, vomito, cefalea, brividi, crampi muscolari e andatura instabile. Se il quadro clinico progredisce la temperatura corporea può salire sopra i 40°C e si manifestano alterazioni della coscienza di vario grado e intensità.

IL COLLASSO E IL CRAMPO DA CALORE INVECE?

Il collasso da calore un effetto diretto meno grave. E’ dovuto ad un collasso dei vasi periferici con un insufficiente apporto di sangue al cervello. Solitamente insorge durante un’attività fisica in un ambiente eccessivamente caldo, specie in soggetti non acclimatati, per una ridotta efficienza cardiaca a causa di un diminuito volume sanguigno per disidratazione. I sintomi iniziano con sudorazione profusa in tutto il corpo, ansia, una facile tendenza alla stanchezza, debolezza muscolare, polso debole, caduta della pressione arteriosa e pelle fredda, umida e molto pallida specie al viso. I crampi da calore invece si manifestano in modo brusco per un’intensa attività fisica in elevata temperatura ambientale che provoca una sudorazione profusa con perdita di cloruro sodico, e cioè di sali, e modificazione dell’equilibrio idrico-salino.

QUALI SONO GLI EFFETTI INDIRETTI?

Sono gli effetti più frequenti e sono rappresentati da un aggravamento o dal riacutizzarsi di patologie preesistenti, perlopiù a carattere cronico come le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie, il diabete ecc..






COSA FARE COME PRIMO INTERVENTO IN ATTESA DI SOCCORSI?

E’ importante trasportare subito la persona in un luogo fresco, ombroso e possibilmente ventilato. Fargli assumere una posizione supina, liberarlo dagli indumenti, praticare impacchi con acqua fresca e fargli bere acqua fresca, non ghiacciata. Assolutamente non somministrare alcolici.





COME PREVENIRE LA FRAGILITA' DEGLI ANZIANI PIU' A RISCHIO? 

Si deve fare di tutto per favorire un invecchiamento di successo. Che non vuol dire un invecchiamento senza malattie, ma in autonomia nonostante gli inevitabili problemi dell’età. E’ un anziano di successo anche chi ha avuto un ictus o un femore rotto, se con l’aiuto di un bastone riesce a camminare. Si è anziani di successo in base al proprio grado cognitivo, al supporto famigliare e alla rete di servizi sul territorio. Nella nostra società, coi progressi della medicina, l’invecchiamento di successo è l’alternativa alla fragilità.

ANZIANI: I “DIECI COMANDAMENTI” PER STARE BENE IN ESTATE

 1 – Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata (dalle 12 alle 17)
2 – Il condizionamento ambientale va praticato in modo moderato e uniformemente distribuito in tutti gli ambienti domestici. Evitare bruschi sbalzi di ventilazione e di temperatura: questo consiglio è valido per tutti e in particolar modo per coloro che soffrono di bronchite cronica.
3 – Fare uso di un copricapo in caso di esposizione diretta ai raggi solari.
4 – In caso di cefalea provocata da un colpo di sole o di calore, praticare subito impacchi con acqua fresca, per abbassare la temperatura corporea.
5 – Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, e di più se si svolge attività fisica. Si consiglia di bere anche se non se ne sente il bisogno, per reintegrare le perdite quotidiane. Evitare di bere troppo in fretta ed evitare le bevande gasate, zuccherate (soprattutto nei diabetici) e troppo fredde: queste ultime, contrastando con la temperatura corporea elevata, possono provocare l’insorgenza di gravi fenomeni di congestione. E’ importante evitare anche l’assunzione di caffè e di bevande alcoliche che, aumentando la sensazione di calore e la sudorazione, contribuiscono alla disidratazione.
6 – Non assumere integratori di nessun tipo (ad esempio integratori salini) senza prima consultare il proprio medico.
7 – Fare pasti leggeri e frequenti. In estate il fabbisogno calorico è ridotto rispetto alle stagioni più fredde. Non è sufficiente assumere per cena solo una tazza di latte o una minestrina, perché non viene assicurato un adeguato apporto calorico e di nutrienti. Preferire i cereali (pane, pasta, riso, cracker, polenta) e la frutta e la verdura alla carne e ai cibi fritti. Scegliere frutta “cruda” e ben matura e, qualora vi siano problemi di masticazione, facile da schiacciare: ad esempio banane, pesche, pere, fragole. Oppure preparare frullati con la frutta più consistente e spremute di agrumi. Tra le carni sono da preferire il pesce e le carni bianche. Come grasso da condimento privilegiare l’olio extravergine di oliva. I dolci vanno consumati con parsimonia e, nel caso di assunzione di gelato, preferire i gelati alla frutta rispetto alle creme.
8 – Indossare indumenti chiari, non aderenti, di cotone o lino, perché le fibre sintetiche impediscono la
traspirazione e provocano irritazioni di tipo allergico, fastidiosi pruriti e arrossamenti della cute
9 – Non interrompere o modificare le terapie in atto (ad esempio i farmaci diuretici per coloro che soffrono di ipertensione arteriosa) senza aver prima consultato il proprio medico.
10 – Privilegiare le zone climatiche più miti, come le zone collinari o pedemontane.

SONO QUESTI I PIU' EFFICACI ACCORGIMENTI PER SALVAGUARDARE IL BENESSERE E LA SALUTE DEGLI ANZIANI

lunedì 3 giugno 2013

RICETTE NATURALI FAI DA TE PER LA CURA DEL PROPRIO VISO

Oltre ai prodotti disponibili in profumeria e farmacia, creati appositamente per preservare la tonicità e la giovinezza del viso e del corpo, difendendola dai segni dell’invecchiamento o da altri problemi più specifici, esistono, soprattutto per il viso, ricette fai da te, che, essendo a base di ingredienti naturali, assicurano la leggerezza che la pelle esige per respirare.

Maschera nutriente

Se il problema è la secchezza cutanea, frequente in estate specialmente dopo l’esposizione al sole, molto indicata è una maschera nutriente, a base di miele, olio ed uova.
Per prepararla, occorre mescolare due cucchiai di miele, tre cucchiai di olio d’oliva e un tuorlo d’uovo. All’amalgama si aggiunge quindi un albume, agitando tutto dopo averlo versato in un contenitore.
Il miele è un ingrediente naturale che ritroviamo anche in altre maschere o trattamenti per la pelle del viso.



Scrub per il viso al miele

Tra questi, è consigliato lo scrub per il viso al miele. E’ sufficiente massaggiare il viso con il
composto ottenuto mescolando in una tazzina un cucchiaio di miele e un pizzico di sale e dopo qualche minuto risciacquare con acqua fredda.

Maschera esfoliante

Se si vuole ottenere un effetto esfoliante, si possono mescolare due albumi con della farina d’avena, applicando la maschera così ottenuta sul viso e risciacquare dopo cinque minuti.

Cetriolo e lime per rinfrescare le pelli miste e grasse

Il cetriolo è l’ingrediente da prediligere nel caso in cui si voglia purificare e rinfrescare allo stesso tempo la pelle del viso. Particolarmente indicata per le pelli grasse e miste è una maschera dalle proprietà purificanti e rinfrescanti, che si ottiene con ingredienti come lime, cetriolo e yogurt.
Dopo aver fatto bollire per pochi secondi
una fetta di cetriolo e averne ricavato una poltiglia, si aggiunge il succo di lime, appena tirato fuori dal frigo, e lo yogurt. L’amalgama viene tenuto in posa sul viso per 10 minuti, e si sciacqua con acqua tiepida. Al termine, si tampona il viso con un batuffolo di cotone imbevuto di succo di lime, utile per prevenire la formazione dei punti neri.

Maschera alla farina d’avena

La maschera alla farina d’avena, mescolandola con  due cucchiai di farina d’avena e un cucchiaio di
bicarbonato di sodio con un po’ d’acqua, puo’ essere utilizzata anche per detergere sia viso che corpo.

Consigli per una corretta applicazione della maschera

E’ importante applicare la nostra maschera sulla pelle ben detersa, magari subito dopo la doccia, quando i pori sono dilatati dal calore e pronti a ricevere i prodotti.
Per favorire un completo assorbimento degli ingredienti, è utile applicare una pellicola sul viso durante il tempo di posa e eliminare al termine gli eventuali residui rimasti dopo il risciacquo con una spugnetta morbida.
Al termine della maschera, si applica il tonico e la crema idratante